Quando nasce la pelliccia
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Quando nasce la pelliccia

Quando nasce la pelliccia

Nell’uomo, l’usanza di ripararsi dal freddo e dalle intemperie avvolgendo il proprio corpo nelle pelli e nelle pellicce delle sue prede si perde nella notte dei tempi.

Ma nello stesso tempo, anche l’abitudine di considerare le pellicce degli animali come ornamento e status symbol è antica quasi quanto l’uomo.

Ripercorriamo insieme la storia di questo capo di abbigliamento, andando a scoprire quando nasce la pelliccia così come la definiamo oggi.

Quando nasce la pelliccia

La prima, embrionale, concezione della pelliccia come simbolo di potere e di posizione di superiorità di un individuo si trova già nell’antica Grecia, dove numerose divinità ed eroi mitologici erano rappresentati con questo indumento addosso.

I Persiani furono il primo popolo a considerare la pelliccia un oggetto di lusso, espandendo poi questa usanza, grazie alle varie guerre e invasioni, anche in altri Paesi, dove questa consuetudine attecchì fra tutti gli strati della popolazione.

In Francia l’usanza di rivestirsi di pellicce pregiate come ermellino, volpe, martora fu introdotta dai primi re, in particolare da Carlo Magno, per poi espandersi ai notabili, al clero, fino alla classe contadina.

Ma quando nasce la pelliccia in Italia? È nel XIII secolo e in particolare a Venezia che notabili e magistrati iniziano a utilizzare le pellicce per le occasioni più solenni, e il commercio di questo capo d’abbigliamento prese piede in modo così preponderante da costituire una vera e propria rivoluzione nel mercato del tessile: gli artigiani pellicciai del settore cominciarono a riunirsi in corporazioni che assunsero sempre maggior potere nelle decisioni più strategiche della Città.

Come sua diretta conseguenza, la diffusione della pelliccia si sviluppò in maniera esponenziale: i mercanti di pelliccia di tutte le principali città (Venezia, Parigi Londra…) diventarono dei veri e propri magnati, ottenendo lo scopo di rendere la pelliccia un ornamento imprescindibile per chiunque: uomini, donne, suppellettili e persino bambini.

La pelliccia nell’era moderna

Dopo una battuta d’arresto avvenuta nella seconda metà del XIX secolo, verso gli inizi del Novecento la pelliccia vide una vera e propria rinascita che da quel momento risulterà inarrestabile.

Attualmente i principali mercati della pelliccia sono Londra, New York e Lipsia. Qui infatti si tengono le principali aste per pellicciai, la forma di commercio principale per questo prodotto.

Per quanto riguarda invece la produzione, la Russia si rivela il Paese più prolifico sia in termini di quantità di pellicce prodotte, che di varietà (anche se rimane famosa per il suo pregiato zibellino), seguita da Canada, Stati Uniti, Cina e Australia.

In Europa invece si dividono l’egemonia della produzione di pellicce la Polonia, l’Austria, la Norvegia, l’Ungheria, la Francia e anche l’Italia per quanto riguarda pellicce di martore, faine e agnelli.

L’evoluzione della pelliccia

La pelliccia è un capo d’abbigliamento che è riuscito a sopravvivere di generazione in generazione, mantenendo il suo significato di status symbol, indumento irrinunciabile per ogni donna.

Nonostante nel corso degli anni (in particolare nel corso del XXI secolo) gli usi e i costumi legati alla moda sono cambiati nei modi più disparati, la pelliccia è sempre riuscita a mantenere il suo presidio di “must have” nel guardaroba, evolvendosi per rimanere al passo coi tempi e le esigenze del consumatore moderno.

Le pellicce di ultima generazione hanno pertanto perso quell’immagine un po’ pesante e vetusta delle prime, ingombranti, “palandrane”, e si sono invece sviluppate in modelli più versatili, adatti alla donna moderna che deve vedere garantita praticità e comodità, ma senza rinunciare all’eleganza.

Ovviamente quando si parla di pelliccia non si può non nominare l’enorme impatto che il tema dell’ecologia e del rispetto per gli animali ha avuto sulla sua produzione.

Ma anche in questo caso il mercato dei pellicciai è riuscito a sopravvivere ai tentativi di boicottaggio messi in atto da animalisti e attivisti, impegnandosi per trovare delle soluzioni alternative che potessero coniugare il pregio e l’eccellenza di questo prodotto, alla nuova presa di coscienza dell’uomo nei confronti della natura che lo circonda.